Come insegno

La maggior parte delle persone non ha un problema con il disegno.
Ha un problema con il giudizio.

Insegno dal 2009 e, se devo essere sincera, all’inizio pensavo fosse una questione di tecnica. Spiegare, correggere, portare tutti verso qualcosa di “perfetto”.

Non funziona.

Le persone arrivano già convinte di non essere capaci, oppure troppo abituate a controllare tutto. E così ogni segno viene fermato prima ancora di nascere.

È lì che ho cambiato modo di insegnare.

Non mi interessa insegnare a disegnare “bene” nel senso classico. Mi interessa capire come ti muovi, dove ti blocchi, cosa eviti. Perché è sempre lì che succede qualcosa di interessante.

Lavoro con acquerello, acrilico, pastelli e digitale, ma non li tratto come mondi separati,  puoi iniziare su carta, basta una matita, poi arriva il colore in acquerello, e infine puoi scansionare e continuare in digitale con Procreate. Non è un passaggio tecnico, è lo stesso lavoro che si evolve.

Nei miei corsi si lavora sul segno, sul ritmo, sull’immaginazione e, se serve, anche sull’errore. Che è molto più utile di quanto si pensi.

Ho lavorato con persone che partivano da zero e con altre che disegnavano da anni ma si sentivano ferme. In entrambi i casi non serviva aggiungere qualcosa, ma togliere: rigidità, aspettative, paura.

Il percorso non è comodo, perché a un certo punto devi mollare il controllo.
Ma è anche un appuntamento.
Se non ti presenti davvero, non succede niente ma se ci sei cambia tutto: il disegno smette di essere qualcosa da dimostrare e diventa qualcosa che ti appartiene davvero.