Remedios Varo
L’universo simbolico di Remedios Varo

Alcuni artisti dipingono ciò che vedono, Remedios Varo dipingeva ciò che accade dietro le cose.
Nei suoi quadri non troviamo eroi, battaglie o grandi eventi storici. Troviamo stanze silenziose, macchine impossibili, creature ibride, donne che studiano mappe, tessono paesaggi, osservano stelle o trasformano la materia. Eppure, osservando attentamente, ci si accorge che quelle scene apparentemente tranquille parlano di una delle avventure più complesse che esistano: la ricerca di sé.
Nata in Spagna nel 1908, attraversò un secolo inquieto fatto di guerre, esili e cambiamenti radicali. Ma invece di raccontare il caos del mondo in modo diretto, scelse una strada diversa. Costruì universi simbolici in cui ogni oggetto sembra possedere una seconda vita e ogni gesto nasconde un significato ulteriore.
Per questo è difficile collocarla semplicemente all’interno del Surrealismo. Nei suoi dipinti il sogno non è una fuga dalla realtà. È uno strumento per indagarla. Le sue immagini sembrano suggerire che la parte più interessante dell’esistenza non sia quella che mostriamo agli altri, ma quella che rimane nascosta sotto la superficie.
Le figure femminili che abitano le sue opere non attendono di essere salvate, osservate o celebrate. Sono scienziate, esploratrici, inventrici. Studiano il mondo e allo stesso tempo lo trasformano. In un’epoca in cui le donne erano spesso rappresentate come muse o simboli, Varo le immagina come protagoniste della conoscenza.
Guardare oggi un’opera di Remedios Varo significa entrare in un luogo dove la logica non viene cancellata ma ampliata. Dove la scienza convive con l’intuizione, dove l’immaginazione è una forma di ricerca e dove il mistero non è qualcosa da risolvere, ma qualcosa da abitare.
Forse è proprio questo il motivo per cui i suoi dipinti continuano ad apparire contemporanei. Non offrono risposte. Invitano a fare domande migliori.

Creazione degli Uccelli (1957)
A prima vista sembra una scena fantastica. Una figura solitaria utilizza strumenti enigmatici per dare vita agli uccelli. Ma il vero soggetto dell’opera non sono gli animali che nascono sulla tela.
Il vero soggetto è il momento fragile e irripetibile in cui un’idea prende forma.
Varo rappresenta la creatività come un processo complesso, quasi artigianale. Non c’è alcuna immagine dell’artista-genio colpito da un’improvvisa illuminazione. Al contrario, tutto appare lento, preciso, costruito con attenzione. L’immaginazione non scende dal cielo come un miracolo. Viene coltivata.
Colpisce anche l’isolamento della protagonista. Non sembra triste né sola. Sembra concentrata. È come se Varo suggerisse che ogni autentico atto creativo richieda una temporanea distanza dal rumore del mondo.
Più che un dipinto sugli uccelli, questa è un’opera sulla responsabilità di creare qualcosa che prima non esisteva.
Ricamo del Mantello Terrestre (1961)
In questo dipinto alcune donne siedono davanti a grandi telai e ricamano il paesaggio stesso. Montagne, città e strade non esistono ancora: vengono letteralmente costruite attraverso il loro lavoro.
La scena può apparire fiabesca, ma contiene un’idea sorprendentemente concreta. La realtà che abitiamo non è un dato immutabile. È qualcosa che viene continuamente prodotto dalle azioni, dalle scelte e dalle storie delle persone.
Le ricamatrici di Varo non stanno decorando il mondo. Lo stanno generando.

L’opera assume così anche una dimensione politica. Invece di rappresentare le donne come figure marginali, l’artista le colloca al centro del meccanismo che dà forma all’esistenza. Non sono spettatrici della storia. Sono le mani che la tessono.h
Osservando il dipinto si prova una sensazione curiosa: il mondo appare contemporaneamente fragile e potente. Fragile perché basta un filo per costruirlo. Potente perché ogni filo può modificarne il disegno.
Forse è questo il pensiero più radicale contenuto nell’opera: ciò che chiamiamo realtà potrebbe essere meno definitivo di quanto immaginiamo.
Per approfondire:
https://www.remediosvaro.art/paintings/view-all