Taccuino illustrato

Il castagno ha qualcosa che mi affascina da sempre: non occupa lo spazio, lo trasforma.
Sotto i suoi rami cambia la luce, cambia l’aria, cambia perfino il rumore del mondo. È uno di quegli alberi che sembrano contenere storie anche quando stanno in silenzio.
Mentre schizzavo questi appunti visivi, la mia ispirazione era il Castagno dei Cento Cavalli, la leggenda siciliana dell’albero enorme che avrebbe dato riparo a cento cavalieri durante una tempesta. Mi colpisce l’idea che un albero possa diventare rifugio collettivo, quasi architettura naturale, quasi creatura.

Nel taccuino ho raccolto dettagli come farebbe un naturalista un po’ ossessionato: foglie seghettate, ricci aperti, vene del legno, radici che sembrano seguire mappe invisibili sotto terra.
Ci sono forme che la natura continua a ripetere ovunque: nei fiumi, nei fulmini, nei polmoni, nei rami.
A volte tocco la corteccia di un albero non per capire se è reale lui, ma se esisto davvero io.
Forse perché certi alberi hanno una presenza troppo antica per mentire. Ti riportano immediatamente nel corpo, nel tempo, nella materia.
Forse è questo che cerco quando disegno alberi antichi.
Non nostalgia. Piuttosto una specie di memoria biologica che continua a vivere molto più lentamente di noi.